mercoledì 20 marzo 2013

Il ballerino di Tortoreto


P1030205Sembra che il tempo si sia fermato, congelando in una spettrale e malinconica cartolina abruzzese, un panorama ricco di mistero e leggende metropolitane. Il consiglio che do a tutti coloro che si imbattono in storie come questa, è quello di immedesimarsi il più possibile nell'ambientazione storico culturale della vicenda stessa.
 
 Stiamo passeggiando lungo una sterrata strada di campagna, che collega l'antichissimo borgo medievale di Tortoreto in Abruzzo, al mare e alla costa adriatica. La zona è quasi completamente isolata, fatta eccezione per la presenza di una sola ed unica casa nel bel mezzo della piana coltivata.

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(Vista frontale della casa)
Siamo agli inizi del 1900, e la società contadina è ancora restia ad accettare situazione estranee ai normali canoni religiosi e di buon senso. La buona immagine di se e della propria famiglia è ancora fulcro ed elemento fondamentale della vita quotidiana di ciascun cittadino "per bene". Nel silenzio di una mattina primaverile si sentono in lontananza i gemiti di una creatura appena nata, frutto di un doloroso e problematico travaglio casalingo, come da buona consuetudine all'epoca. Il calendario alla parete segna 10 aprile 1905, una data che Elena non dimenticherà mai, giorno nel quale è diventata mamma per la sua prima e aimè unica volta. Elena appartiene ad una famiglia benestante ma fondamentalmente contadina.
Il marito, Giovanni, grande lavoratore, ha sacrificato la sua vita per il benessere della famigliariuscendo a mettere su, attingendo esclusivamente dalle proprie forze, una casa, e un futuro stabile per moglie e figlio. E' appunto davanti alla visione di suo figlio in fasce, che inizia a riporre nel futuro del suo prmogenito, tutte le sue speranze e le ambizioni che lui stesso ha sacrificato per il bene dei suoi cari. Il piccolo Michele, cresce forte e sveglio, e per l'immensa gioia dei genitoriottiene stupefacenti risultati negli studi classici.
Ma, è una gioia che purtroppo è destinata a scemare nel tempo, dopo la scoperta traumatizzante da parte di Elena e Giovanni, sulle "strane" tendenze del figlio Michele. Il bambino presenta chiaramente evidenti parvenze femminili, sia negli atteggiamenti pubblici che nei rapporti privati con i coetanei. Potete a questo punto immaginare lo shock della famigliadavanti a questa scoperta.
Tutto d'un pezzo si rischia di mandare in frantumi la perfetta immagine che avevano agli occhi dei compaesani. Senza ombra di dubbio sarebbero stati il fulcro del chiacchiericcio e dello scherno di Tortoreto. Per evitare il rischio di una quasi certa emarginazione dalla vita sociale del paese, i coniugi prendono una delle decisioni più drastiche e drammatiche...isolare il figlio e la sua diversità.
Michele viene letteralmente segregato in casa. Gli vengono privati i contatti e qualsiasi forma di rapporto con coetanei ed estranei. Inizialmente, sotto consiglio di un amico fidato della famiglia, si cerca di temperare la tendenza omosessuale del bambino, costringendolo a continue punizioni fisiche e segregazioni nell'adiacente stalla con gli animali. Ma ovviamente, queste metodologie non portano alcun tipo di risultato sperato,se non il fatto di instaurare ed incrementare una crescente forma di odio nei confronti dei genitori da parte di Michele.
Le punizioni continuarono per tutto il periodo adolescenziale del ragazzo, formandolo e plasmandolo inevitabilemnte all'odio e alla rabbia, che ben presto sarebbe sfociata in violenza. Si pensa che proprio durante una punizione, mentre Michele era segragato nella stalla, intento a praticare l'arte per la quale era follemente innamorato, e cioè la danza, abbiano avuto inizio i suoi primi piani di vendetta.
Infatti, come è possibile constatare ancora oggi, sulla parete nord della stalla, per intenderci l'unica parete libera da utensili, quindi "utilizzabile", è possibile notare una serie di incisioni verticali ravvicinate, in stile numerazione ordinata, divise in due grosse categorie ben scisse tra di loro sulla parete. La leggenda vuole che quelle incisioni siano un primordiale studio sui movimenti quotidiani di entrambi i genitori all'inteno dell'abitazione.
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(Zona Nord con ingresso alla stalla)
Come vedremo successivamente, secondo la strategia del ragazzo, non era molto saggio proferire vendetta su entrambi i coniugi contemporaneamente, considerata comunque la grossa mole sia del padre che della madre. Non sappiamo oggi come realmente si siano svolti i fatti, ma fatto sta che la signora Elena era usuale lasciare gli utensili della cucina a portata di mano, vista la frequenza con cui li utilizzava nelle ordinarie azioni quotidiane.
Pentole e posate erano ordinatamente riposte in una curata cristalliera a muro presente nel salone principale della casa, e tra questestoiglie vi era anche un grosso coltello da cucina. 
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(Particolare della cristalliera a muro)
Fu proprio durante una mattina dei primi anni 30, in un momento di assenza del padre, che Michele decise di mettere in pratica la prima parte della sua vendetta, sferrando un colpo mortale alle spalle della madre con il cltellaccio che custodiva nella cristalliera a muro. Nascosto il cadavere, aspettò il ritorno del padre. Con pazienza attese che Giovanni si sedesse davanti al camino del salone
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(Particolare del caminetto)
per rilassarsi dalla stressante giornata lavorativa, per sgozzarlo alle spalle utilizzando il medesimo coltello con il quale
poche ore prima aveva tolto la vita alla madre. Sempre secondo la leggenda, il problema dei corpi fu facilmente risolto dal ragazzo, seppellendo i cadaveri in un punto segreto sotto l'abitazione.
Michele riuscì a vivere in quella abitazione ancora per diverso tempo, libero ormai di poter vivere ed incurante delle dicerie paesane. Fu proprio grazie alla danza che si procurò un buon ingaggio presso una rinomata compagnia teatrale marchigiana. Ma il rimorso e il peso dell'omicidio dei genitori pesava troppo sulle fragili spalle del ballerino.
E fu così che, nel silenzio, lo stesso silenzio nel quale muoveva i primi passi da piccolo danzando, lo stesso silenzio che affrontava ogni volta quando scontava le pesanti punizioni in isolamento, lo stesso silenzio che ora avvolgeva l'abitazione, Michele decise di farla finita togliendosi la vita con una corda al collo, proprio nello stesso salone dove anni prima si era compiuto il duplice omicidio.
Nessuno inizialmente cercò Michele, anche perchè l'abitazione era disabitata per la maggior parte dei giorni dell'anno. Ma quando dopo molto tempo, lontani parenti fecer visita all'abitazione trovarono la casa in avanzato stato di degrado, apparentemente messa a soqquadro, e con una corda che pendeva dal soffitto del salone...ma senza nessun corpo pendolante alla sua estremità.
Iniziarono i lavori di ristrutturazione dell'immobile, e vennero alla luce evidenti tracce di scavi amatoriali sul pavimento della stalla, e fu portata alla luce un'enorme fossa vuota.
La casa fu ultimata ma nessun familiare o persona estranea ebbe mai il coraggio di abitarla nuovamente, e per questo motio oggi risulta abbandonata e nuovamente diroccata.
Il mistero avvolge l'abitazione, ed è palpabile il senso di dolore e sofferenza all'interno dei locali dell'abitazione.
Oggi c'è chi giura che di sera è possibile udire indistintamente nel silenzio della notte, i passi danzanti del ballerino. Altri invece hanno testimoniato di aver addirittura visto una figura dalle vaghe sembianze umane danzare nel buio della notte, nel cortile della casa abbandonata.
Personalmente abbiamo fatto visita alla struttura, insieme al nostro amico e ricercatore Giordano De Berardinis, e possiamo accertarvi che il senso di tensione e spettralità è palpabile.
Comunque, per i più coraggiosi e temerari, attualmente la struttura è ufficialmente in vendita, quindi per gli interessati all'ascolto fatevi avanti, che quel camino aspetta solamente di essere acceso di nuovo!!!
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Giuseppe Di Stadio

4 commenti:

  1. Voglio vedere le foto

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  2. questa vicenda mi ha sempre affascinata quindi adesso non posso esimermi da chiedere altre informazioni: la "casa del ballerino" a Tortotrto alto, almeno a quanto ne sappia io, non era anche quella di Paul Steffen (tra l'altro probabilmente edificata parzialmente accanto a quella sopra descritta)...???

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  3. Ufficialmente non esistono fonti che attestino questa supposizione. Per la precisione si sa vagamente che con molta probabilità, Steffen, frequentasse Villa Rosa, località balneare nei pressi di Tortoreto Lido, intorno agli anni 60 70, soprattutto come meta turistica e balneare. Ma anche questa notizia meriterebbe qualche elemento probante in più.

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  4. Non si riescono a vedere le immagini, le potete ricaricare? Grazie...

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