mercoledì 20 marzo 2013

Filomena di Dolceacqua

Dolceacqua è un delizioso borgo della Val Nervia, in provincia di Imperia, posto sulle due rive del fiume omonimo. E' un borgo ricco di tradizioni, una delle quali ci ricorda la storia di Filomena (o Lucrezia), l'affascinante fantasma che pare continui a vagare per le strade attraversate quotidianamente in vita.
Nel XIV secolo, il tiranno imperiale Doria, signore di Dolceacqua, era il terrore delle famiglie, in special modo delle ragazze da marito, in quando era solito praticare sulle fanciulle lo jus primae noctis. Tuttavia un giorno, una diciassettenne, che la tradizione ricorda con il nome di Filomena, mentre taluni affermano si chiamasse Lucrezia, ebbe il coraggio di ribellarsi al sopruso. Prossima alle nozze con l'amato Basso, non aveva la minima intenzione di sottostare ad una simile barbarie.
Il suo gesto le costò la reclusione nelle prigioni del castello di Dolceacqua, legata da pesanti catene. Anche qui le versioni della leggenda si sdoppiano. La prima vede Lucrezia salata da una sommossa popolare guidata dal giovane sposo, in grado tra l'altro, così, di cacciare il tiranno dal paese. La seconda, meno felice, vede Filomena morire di stenti dopo un mese di prigionia: è suo il fantasma che continua ad essere avvistato tra le rovine del castello o per le vie del borgo.
Molto probabilmente la dualità del nome della ragazza è causa di un fraintendimento. La storia locale infatti ci testimonia la vicenda di Lucrezia Verrandi, figlia di Giuseppe, fornaio del paese, e Filomena Lorenzi.
La cacciata del tiranno si festeggia, da allora, il 16 agosto di ogni anno. Il giorno della liberazione di Filomena venne preparato un dolce celebrativo molto semplice, una doppia brioche chiamata michetta, che tutt'oggi viene donata dalle ragazze del paese ai giovani che, la mattina della festa, accompagnati da un'orchestrina, girano per i quartieri del borgo visitando le cantine e sostando sotto le finestre chiedendo alle fanciulle a gran voce "la michetta". Queste verranno calate da dentro un cestino caratteristico e, dopo averne raccolte diverse, verranno distribuite in beneficenza.

© Monica Taddia

Immagine: Dolceacqua - Claude Monet

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