martedì 21 maggio 2013

Strangolagalli e la leggenda del mulino di Borgo Santo

Strangolagalli è un borgo situato nella Valle del Liri, in provincia di Frosinone.
Il suo nome si perde nella leggenda: pare che nel 1090 un assedio nemico venne sventato dall'astuzia dei cittadini i quali, avendo saputo che sarebbero stati attaccati al canto del gallo del giorno seguente, uccisero tutti i galli del luogo. Ed è quest'astuzia che viene raffigurata nello stemma di Strangolagalli, ove una volpe in postura "umana" afferra tra le zampe posteriori un gallo, tentando di strozzarlo.

Un'altra leggenda vuole che il nome derivi dalla presenza, nei campi circostanzi, della residenza del patrizio romano Astragalo Gallo, pretore di Roma, che l'avrebbe fatta costruire nel 650. Di cio' si ha notizia tramite lo storico Antonio Vitaluni di Ceprano, in uno scritto del XVII secolo.
In realtà, la meno prosaica è più plausibile etimologia, deriverebbe dalla fusione del bizantino strongylos (circolare) e del longobardo wall (palizzata), ad indicare l'antica fortificazione del borgo, ai tempi immerso in un rigoglioso bosco. 
E' solo nel 1097 che appare per la prima volta il nome di "Strangolagallo" in un documento ufficiale, e per l'esattezza  nella bolla "Justis Votis" emanata da Papa Urbano II.
La mancanza di documenti e reperti archeologici relativi alle origini del primo centro abitato, contribuisce all'alone di leggenda che ne caratterizza non solo il toponimo ma la nascita stessa. Cio' che vi è di certo, e che è stato confermato dagli studi sui tratti somatici della popolazione, è che in epoca romana Strangolagalli sia stata abitata dagli Ernici, già presenti nel territorio situato tra il Fucino ed il fiume Trerus (attuale Sacco).

Nei secoli scorsi, presumibilmente tra Settecento ed Ottocento, nella località detta Borgo Santo, venne costruito un importante mulino sul Laghetto di Bruu Sant (così chiamato nel dialetto locale). Esso fu un'innovazione ed un grosso aiuto alla popolazione rurale che sfruttava, così, la potenza delle acque del Rio Argento per far funzionare la mola ed evitare, quindi, la tradizionale fatica cui erano sottoposti animali ed uomini.
All'epoca era tradizione che per la festa di Sant'Anna, il 26 di luglio, gli agricoltori si esentassero da qualsiasi tipo di lavoro e riposassero sotto la benedizione della santa. Tuttavia, un anno, alcuni decisero di infischiarsene della tradizione, recandosi ugualmente al mulino per proseguire le loro attività. La loro disobbedienza costò caro a tutta Strangolagalli perchè, misteriosamente, il mulino sprofondò: i resti sono ancora ben visibili sul fondo del laghetto. 
Esso venne poi ricostruito in un luogo più sicuro. In tempi recenti è stato tentato il recupero del vecchio mulino attraverso la bonifica del territorio, ma la furia prorompente dell'acqua dopo un inverno particolarmente piovoso ha distrutto nuovamente il lavoro svolto.

Il secondo sabato di ottobre, ogni anno, si svolge a Strangolagalli la Sagra della Stesa. La stesa è un pane povero che risale all'Ottocento, quando le famiglie contadine non potevano permettersi altri alimenti al di fuori del pane e delle poche verdure che coltivavano. Era composta solamente da acqua, farina e sale, senza alcun agente lievitante:  dopo essere stata lavorata a mano per circa 10 minuti veniva spianata finemente, tagliata in forma ovale e cotta nell'olio bollente. Oggi viene mangiata farcita con salumi, formaggi, verdure, oppure semplicemente "al naturale". 
Durante la sagra, oltre a gustare la stesa, si puo' sostare tra gli stand di prodotti tipici del luogo (come la coppa di testa, i formaggi di pecora e la pasta all'uovo), mentre gli abitanti passeggiano, suonano e danzano in costume tipico. Alcune donne mostrano ai turisti curiosi come le loro nonne hanno loro insegnato a portare le brocche d'acqua in equilibro sulla testa.

La festa più antica, però, è quella dell'8 settembre, dedicata alla natività della Beata Vergine Maria e contrassegnata da spettacoli musicali, fiera di merci locali e conclusa da un suggestivo spettacolo pirotecnico.

Per finire, ecco alcuni proverbi della tradizione:
Se lampa gl'uòcchie ritte, còre afflitte.
Chi nasce la notte Natale, adduènta o gliùpe o cane.
Gl'aglie i la cèpolla scàccene l'aria cattiva.

© Monica Taddia

2 commenti:

  1. Già nel 1815 si pagavano le decime per la macina del grano ed il priore di quell'epoca era Luigi Tamburrini. quindi il molino risale a molto prima.
    info@aranovalegno.it -- Luigi Carlacci di Strangolagalli

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  2. Grazie mille per la precisazione Luigi! Gentilissimo!

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