Quello di Reitia è un culto unico nel suo genere. Sviluppatosi tra il 7000 e il 3500 a.C., si è diffuso esclusivamente nella zona abitata dal popolo dei Venetkens (i paleoveneti), probabilmente anche per il legame esoterico attribuito all’alfabeto venetico, utilizzato nella composizione di orazioni dedicate alla Dea.
Strabone scrisse di un’Artemide Potnia-Theròn (attributi condivisi anche da Reitia) vissuta nei boschi del Timavo, dove “le belve erano domestiche, cervi e lupi convivevano in pace e si lasciavano accarezzare dagli uomini”. Famosissimo è il disco bronzeo ritrovato a Montebelluna (TV), in cui troviamo la raffigurazione più completa e nitida di Reitia.
Nelle statuette e nelle raffigurazioni votive a lei dedicate, Reitia veniva spesso rappresentata con la testa di cavallo o con arti di uccello (simbolo del suo legame con i due elementi, terra e cielo), oppure circondata da animali, con il volto celato da un velo e la cosiddetta chiave di Reitia tra le mani.
Reitia è la madre di tutto e di tutti, una dea al di sopra della quale nessun’altra divinità poteva essere posta. La sua importanza la rende dea degli elementi, della natura e degli animali (come Diana, con la quale condivide numerosi aspetti sia caratteriali sia legati al culto), del ciclo vitale, dei boschi e delle acque, della salute e della guarigione, nonché del passaggio dalla fanciullezza all’età adulta. Viene chiamata anche dea tessitrice, poiché, come una veneta parca, tesse la tela delle vite terrene. È lei che, tramite la sua chiave, regola le sorti dell’intero mondo.
È una dea misericordiosa: ogni cosa chiesta con fede viene esaudita, come testimoniano i numerosi ex voto ritrovati nei santuari a lei dedicati.
I ritrovamenti più importanti del culto di Reitia provengono dagli scavi del santuario di Este, a Baratella (PD), scoperto nel 1880; i reperti sono ora conservati nel museo di Este. Altri santuari a lei dedicati si trovano a Vicenza, Lagole e Monte Magrè.
Il significato della chiave di Reitia non è ancora del tutto chiaro, ma sembra essere un caduceo o addirittura la stilizzazione dell’utero femminile, simbolo di nascita e vita.
La casta sacerdotale era composta prevalentemente da donne, caratterizzate da acconciature elaborate e vestite con semplici tuniche. Diventavano sacerdotesse solo raggiunta una certa età; i bambini non erano ammessi alla celebrazione dei culti. Essi stessi decidevano, in età adulta, se avvicinarsi ai templi di Reitia e far parte della casta sacerdotale.
Le sacerdotesse, oltre a custodire la sapienza delle arti scrittorie, accoglievano i pellegrini organizzando cerimonie, riti prestabiliti e banchetti, ormai parte integrante del culto.
Nei templi, durante i riti, venivano accesi otto fuochi sacri in cui si bruciavano, come sacrificio, oggetti di culto (statuette, pietre, tavolette), miglio e animali. La particolarità dei sacrifici animali, a differenza di altre religioni, era che venivano bruciati completamente, a sottolineare la ricchezza e il benessere delle popolazioni locali. I fuochi erano disposti secondo le quattro direzioni cardinali e le restanti intermedie.
Come ogni dea madre, a Reitia era sacro l’elemento acqua, simbolo di fertilità e vita; non a caso tutti i templi a lei dedicati si trovano vicino a fiumi o ruscelli.
A Reitia erano legati diversi appellativi: Potnia Theròn, Sainatei Reitiai, Porai Vebelei (dove Porai è il nome primitivo della Dea), Sainatei Trumusicatei Tri. L’appellativo “trumusicatei” (colei che lancia le frecce) era anche teonimo di Ecate. Reitia viene associata a Ecate in un disco bronzeo rinvenuto a Musile di Piave, in località Millepertiche: si tratta di un disco dipinto di rosso, in cui la dea è collegata al fuoco, elemento che simboleggia la sconfitta delle tenebre e, di conseguenza, dell’ignoranza.
Immagine: un'antica raffigurazione di Reitia, tratta da ilcerchiodellaluna.it

4 commenti:
Bellissimo articolo, sintetico al punto giusto e con tutte le informazioni necessarie...Brava!
Grazie mille Elena! Questo tuo complimento per me vale doppio <3
Complimenti anche da parte mia! é bello riscoprire I culti che praticavano le persone che vivevano su queste terre molti e molti anni prima di noi
Grazieeeeee,per chi come me vive alle risorgive del fiume Timavo è un apertura e risposta a mille quesiti
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