Storie antiche e misteri nascosti tra le vette del Cilento - Seconda tappa di viaggio.
Statua della Madonna della Neve sul Monte Cervato.

Continua viaggio tra i monti del Cilento con una seconda leggenda legata al Santuario della Madonna di Novi Velia, sul Monte Gelbison. Durante l’epoca longobarda, due cavalieri si fermarono davanti al sacro tempio. Data la bellezza e la sacralità del luogo, uno dei due decise di entrare per rendere omaggio alla Madonna. Il compagno, però, lo schernì: come poteva un guerriero al loro pari abbassarsi a una simile debolezza? Forse non ebbe nemmeno il tempo di terminare la sua beffa: il cavallo su cui stava viaggiando si imbizzarrì improvvisamente, correndo verso l’orlo del precipizio antistante il piazzale.

L’uomo, spaventato, implorò perdono alla Madonna, supplicandola di salvargli la vita: il cavallo si fermò, come per miracolo, su uno spuntone di roccia, quello che ora chiamano proprio “ciampa del cavallo”.

Nel tempo è nata la tradizione di trarre pronostici attraverso il lancio di sassolini (raccolti lungo il sentiero che porta al santuario) o monete su quella roccia: riuscire a farli fermare senza farli cadere nel dirupo può prevedere un futuro matrimonio se la lanciatrice è una ragazza da marito, oppure il ritorno al santuario l’anno successivo se il tiro fortunato è stato fatto da un uomo anziano.

Sul Monte Cervato, invece, si trova il bellissimo santuario dedicato alla Madonna della Neve. Un giorno un cacciatore decise di seguire il sentiero che porta alla sommità del monte per godere delle bellezze del paesaggio. Mentre sedeva su una roccia, una colombella iniziò a tubare su un ramo vicino. Il cacciatore, infastidito, tentò inutilmente di scacciarla, ma la colombella continuava a sfuggirgli beffarda. Iniziò allora a seguirla, finché questa non si disperse tra i rovi.

L’uomo non si diede per vinto e proseguì tagliando con il suo coltello i rovi che gli si paravano davanti, finché non si trovò davanti all’imboccatura di una grotta. Entrò e con stupore vide che all’interno vi era una statua della Madonna, ai cui piedi era accoccolata la colombella di poco prima! La grotta divenne ben presto luogo di culto e, verso il X secolo, nei suoi pressi fu costruita anche una cappella. Ogni anno, nel periodo estivo, vengono celebrate manifestazioni in onore della Madonna della Neve nelle vicine Sanza e Piaggine.

Oltre al lato sacro della zona cilentana, non dobbiamo dimenticare quello “profano”. Il Cilento è, come gran parte della Campania, terra di janare e di lupi mannari. Un vecchio proverbio recita: «Chi nasce la notte di Natale nasce maleritto: se è maschio diventa lupo mannaro; se è femmina diventa janara per tutta la vita».

Pare, infatti, che tutte le bambine nate a mezzanotte il 25 dicembre conducano una doppia vita. Hanno il potere di trasformarsi in janare, piccoli folletti maligni con gli occhi iniettati di sangue, lunghissimi artigli e un’ispida pelliccia. Durante la notte si intrufolano nelle camere dei bambini ancora in fasce per nutrirsene, affondando i loro canini nei corpicini, dopo aver staccato crudemente i quattro arti. Questa pratica poteva essere evitata solo se le janare decidevano di rapire i bambini per farne i loro servi “ngufenandoli”: i bambini venivano posti sotto un contenitore di vimini su cui si appoggiavano dei pesi per mantenerli nani.

Gli unici bambini che potevano salvarsi erano quelli nati a gennaio, mese della manifestazione divina: da essi le janare dovevano stare alla larga, essendo esseri di puro bene. Per questo motivo, in tempi passati, alcune madri mettevano a dormire nelle stanze dei neonati bambini nati durante il primo mese dell’anno.

A Cicerale si dice che coloro nati la notte di Natale siano anche provvisti di una piccola coda. Una leggenda locale narra la storia di due bambine che, tornando da scuola, decisero di seguire senza farsi vedere un uomo del paese, sul quale circolavano strane voci. Una volta giunto in aperta campagna, videro l’uomo chinarsi su se stesso e trasformarsi in un animale peloso dalle lunghe zanne. Ovviamente scapparono impaurite.

Sempre a Cicerale, molti anziani giurano di aver conosciuto bambine con una codina simile a quella di un maialino e uomini con vere e proprie code “in miniatura”.

© M. Taddia
Nella foto: la statua della Madonna della Neve sul Monte Cervato.