lunedì 23 ottobre 2017

Teresa di Pesco Sannita

E' trascorso un anno dall'ultimo articolo scritto sul blog di Italia Parallela. Un anno nel quale gli imprevisti hanno avuto la meglio, impedendomi di trovare tempo e modo di scrivere. Sono successe molte cose da allora, e fortunatamente posso dire che la mia vita sia cambiata in meglio. Ora ho un lavoro, una casa, un meraviglioso fidanzato che mi sorregge in qualsiasi momento, amici stupendi e pile su pile di libri. 
Voglio ringraziare tutti coloro che hanno continuato a spulciare questo blog sperando di rileggermi: siete in tanti e vi ringrazio dal profondo del cuore uno per uno! 
Ho in mente moltissime novità e migliorie da apportare a questo blog ma per ora ci tengo a iniziare con un articolo al quale già da tempo stavo lavorando. La storia di Teresa. 

La nostra storia ha inizio nei primi anni del '400 a Pesco Sannita, un borgo situato a pochi chilometri da Benevento ed appollaiato in cima ad un colle dal quale si gode un bellissimo panorama sulla vallata circostante. A voler avere un'idea di come fosse questo luogo ai tempi in cui visse Teresa, basterebbe visitare il centro storico, rimasto quasi del tutto come allora (e vi consiglio di dare un'occhiata qui !)
Quel che sappiamo di Teresa viene per lo più da testimonianze dei paesani e dai processi tanto in voga nel periodo della caccia alle streghe; è pertanto impossibile definire quanto ci fosse di vero e quanto, invece, fosse solo frutto di una fervida (ed ignorante) fantasia.

Tra i testimoni della sua devozione a Lucibello, il demonio sotto forma di caprone che la trasportava sulla sua groppa fino al noce di Benevento, vi era pure suo marito.
Alla faccia della fiducia e dell'amore coniugale, insospettito ed incuriosito dagli spostamenti notturni della consorte, tanto disse e tanto fece che la convinse ad accompagnarla al primo Sabba utile. Teresa gli fece però promettere di non pronunciare mai, per nessun motivo, il nome di Dio e di Gesù durante la cerimonia.
Ma il marito, giunto al noce, chiese un po’ di sale da mettere sul cibo. Le Janare non usano il sale, e poiché il sale tardava ad arrivare, quando finalmente gli fu portato, il marito esclamò: "Sia lodato Gesù…ecco il sale!". All’improvviso la scena del Sabba, intorno a lui, scomparve, e lui rimase solo, impaurito e tremante dal freddo. (da www.beneventogiornale.com)

Che fine abbia fatto il marito, invece, non ci è dato saperlo ma ulteriori testimonianze raccontano di chi, dopo aver scoperto il segreto di Teresa, non abbia fatto una bellissima fine.
Una notte il Sabba si prolungò oltre i consueti orari e Teresa venne colta dalle prime luci dell'alba sulla via del ritorno. Lucibello scappò di gran carriera lasciandola sola ed agonizzante nel bel mezzo d'un sentiero, più morta che viva. Un contadino che passava da quelle parti, trovandola in siffatto stato, se ne prese immediatamente cura raccogliendola e portandola presso la propria abitazione. Dopo due giorni la donna si ridestò; il suo soccorritore le fece numerose domande per sapere chi ella fosse e che cosa le fosse successo, ma ogni volta Teresa cercava di cambiare discorso. Gli era grata, non voleva che gli succedesse nulla di malvagio.
L'uomo fu vittima della propria curiosità e, scoperto il segreto della donna, di lui rimase ben poco: soltanto i vestiti sul bordo di un sentiero accanto al cimitero. Colpa di Teresa? Colpa di Lucibello?

Teresa non si faceva scrupoli nè in merito ai vivi nè in merito ai morti: una notte si recò nella casa di una vecchia vedova alla quale il marito era morto da poco tempo. Disse alla donna d'esser lì per far visita al defunto e questa, mestamente, la fece entrare in casa, accompagnandola al capezzale e lasciandola sola con la salma. Ed essa, assicuratasi di non aver alcuno nelle vicinanze, si diede il suo bel da fare per asportare con minuzia il ventre dell'uomo (questo conteneva infatti il grasso atto a preparare i suoi unguenti e malefici). Sparì, quindi, senza essere vista.

La gente si rivolgeva spesso a Teresa per le sue arti magiche. Era conosciutissima per la potenza delle sue fatture che operava anche su commissione, nel segreto della sua umile dimora e protetta dalla coltre oscura della notte. Procurandosi, ad esempio, capelli e peli delle vittime, li impastava con cera o con altri elementi creando figure simboleggianti le persone da affatturare. Queste venivano poi bruciate o trafitte. Il danno era assicurato.

Ma la gente si rivolgeva a Teresa anche per far del bene: la donna conosceva diverse formule capaci anche di sanare ogni male come, ad esempio, questa (riportata in uno dei verbali del processo): Omne male percusiccio/ omne male stravalcaticcio/ omne male fantasmaticcio/ d’eco el toglia/ et la terra l’arecoglia/ et non noccia ad cristiano.

I documenti dell'epoca ci rivelano che, nella primavera del 1430, venne bruciata sul rogo una certa Teresa di Pesco Sannita con l'accusa di omicidio, infanticidio, devozione al demonio e negromanzia.
Una storia dal triste epilogo e che ricorda quella di Matteuccia di Ripabianca: di lei prometto di parlare molto, molto presto.

© Monica Taddia
Immagine: La Strega - Pietro Annigoni


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