Vecchie e nuove tradizioni arricchiscono il territorio di Valdagno, storico insediamnento cimbro.

La fritola con la maresina

Nel libro "C'era una volta a Valdagno" di Antonio Boscato si trova una ricca sezione dedicata alle tradizioni e alle feste di questo comune vicentino. Si tratta di testimonianze giunte per lo più in forma orale, in quanto non sussiste una vasta documentazione ufficiale in merito.

L'occasione più importante dell'anno era data dalle sagre, feste popolari che si tenevano nel giorno dedicato al santo patrono della parrocchia e la cui origine affondava nel tempo. Se ne tenevano a Piana (prima domenica di maggio), a Cerealto, Castevecchio (15 agosto, festa dell'Assunta), Campotamaso (fine di marzo) e Maso, a Maglio e San Quirico, a Novale (prima domenica di settembre) e al Mucchione (metà di agosto), a Massignani (metà di agosto) e sotto la “Crose del galo” al Castello. Ma ce n'erano anche in fondo valle, come quella della Rio intorno al capitello di San Rocco o quella di Maglio di Sotto intorno
al capitello della Madonna della neve. Anche la festa dell'oratorio “Pio X” di San Clemente era una grande sagra.
Per preparare la sagra si formava un comitato che, con l'aiuto e la disponibilità del parroco, vi lavorava giorni e giorni. Il momento clou era al pomeriggio, dopo le funzioni religiose, quando tutta la popolazione del luogo, vestita a festa, conveniva nel centro della frazione, che era il sagrato della chiesa, a sentire la
banda (se c'era) e a prendere i dolciumi, a comprare i biglietti della pesca, a fare un giro in giostra e a bere un bicchier di vino. La gente s'incontrava e partecipava ai giochi, l'albero della cuccagna, quello delle pentole da rompere con gli occhi bendati, la corsa dei sacchi, la gara del trogolo, ecc. Si chiacchierava di
matrimoni e di nascite, di lutti e di affari e i giovanotti avevano l'occasione di fare il filo alle ragazze.
Troviamo notizia che, per la pesca di beneficienza di Campotamaso del marzo 1929, il presidente della locale banda musicale, Tommaso Lorenzi aveva rivolto domanda a sua Maestà il Re per avere un dono per la lotteria. Ma la risposta del Prefetto di Vicenza fu negativa “dal momento che non risulta trattarsi di iniziativa avente scopo di vera e propria beneficienza”. [...]
Un'altra tradizione antica, che permane, era il “Canto della Stella” nel periodo natalizio; nei dieci giorni che precedevano il Natale, si andava in giro per vie e contrade, coperti da tabarri, giovani e vecchi, a cantare “Xe qua la nova stella” per fare gli auguri e per raccogliere qualche soldo per la propria associazione o per beneficienza; qualche volta a fare il giro era una banda musicale.
[...]


Ma non va dimenticata come “momento” di piazza, magari dopo la messa o le funzioni della domenica pomeriggio, la tradizione delle “fritole”. Si mangiavano, allora come ora, le “fritole con la sardela” e le “fritole con la maresina”. “Pane e fritole” era considerato in quel tempo un cibo mica male. Mangiare le “fritole in piazza” era un po' come oggi farsi una pizza, con la differenza che la fritola si mangiava sempre in piedi, passeggiando per la strada. Ancora oggi non c'è festa di qualche associazione, degli Alpini, dei quartieri o delle frazioni nella quale non sia presente la classica vendita delle fritole, sempre rigorosamente con le “sardele” o con la “maresina”.

A proposito della maresina: si tratta di un'erba spontanea considerata come un vero e proprio simbolo della zona, tanto da avere una propria festa che si celebra ogni aprile a partire dal 2013.

Un'altra festa molto sentita è sicuramente la Festa d'Autunno, dedicata ai sapori tipici di stagione: vino turbinelo, caldarroste e... le immancabili fritole.

Non si può parlare di Valdagno senza ricordare il grosso contributo dato dal popolo cimbro in questa zona; in particolare, la sua memoria sopravvive in quel periodo dell'anno che va da fine febbraio ad inizio marzo. Come, ad esempio, nel Fora Febraro. È l'antico modo in cui l'inverno viene "messo alla porta" facendo un gran baccano, ad esempio sbattendo coperchi tra di loro o con il fragore dei botti col carburo. La tradizione è ben raccontata in questa poesia, il cui titolo riprende la frase tipica tradizionale.

Fora Febraro che Marso xe’ qua
Coerci e bussolotti
pegnate e antiani roti
in man de sti bociasse
funziona da grancasse.
I pesta che i va’ in vento
el core xe’ contento
che ringraziando Iddio
l’inverno xe’ finio
verzemo le finestre
levemo le coerte
le moneghe e fogare
mandemo a far… lustrare,
metemo via le maje,
pastrani e pelicciotti,
no ste’ dirghe canaje,
se i rompe i… bussolotti.
I ciama Primavera
resuscita la tera
co’ la stajon novela
la vita xe’ piu’ bela.
Al Sol primaverile
ghe demo el benvenuto
e anca “el Campanile”
se unisse nel saluto.

Ritroviamo questa tradizione in gran parte del Veneto: nel padovano e nel trevigiano, ad esempio, prende il nome di Batimarso (clicca qui per il bellissimo libriccino dedicato ai bambini!), Brusa Marzo, Ciamar Marzo.

Vale la pena ricordare che il primo marzo, ai tempi della Serenissima, era festeggiato a tutti gli effetti in quanto capodanno.

L'ultimo venerdì di Carnevale, sia a Valdagno che in altre zone del vicentino e del veronese, si celebra il Venare Gnocolaro: l'ultimo giorno di "bagordi" prima della Quaresima viene infatti festeggiato con abbondanti piatti di gnocchi riccamente conditi. In passato, infatti, gli gnocchi rappresentavano il cibo delle feste e delle grandi occasioni.

© M. Taddia 
Immagine: la poesia dedicata alle fritole con la maresina, da Provaldagno.com

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