Creature curiose animano da secoli i boschi della Carnia, custodi di tesori, saggezza e... squisiti manicaretti!

Guriuz 

Nella tradizione friulana si sente spesso parlare degli Sbilfs, nome con cui si indicano folletti e gnomi della Carnia. Tra questi compaiono anche i Guriuz, o Guriuts, creature il cui nome deriverebbe dal latino curiosus, ad indicare il loro temperamento impiccione, tipico di un po' tutti gli Sbilfs.

Una testimonianza particolarmente interessante è quella pubblicata sulla rivista Pagine Friulane del 29 gennaio 1888. Qui l’autore riporta un racconto ascoltato direttamente dalle donne di Paularo ("cussì jò ai sintù a contâ di ches feminas vieilas") in cui non solo emerge la presenza di queste figure già nella seconda metà dell’Ottocento, ma si trovano anche riferimenti a piccoli rituali domestici.

Un Guriutz, sorpreso in casa, era stato catturato e intrappolato sotto un vaglio, il largo setaccio usato per i cereali. L’ultimo giovedì di gennaio (joiba posignaria), giorno in cui tradizionalmente si preparavano i cjalzons (o cjarsons), la massaia stese la pasta ad asciugare sotto il camino, lasciando che il profumo si diffondesse per tutta la casa. Fu proprio quel profumo a richiamare l'attenzione del Guriutz, che fece capolino, incantato, da sotto il vaglio, esclamando: "A sei von e bisavon at e bisat no ai plui vidu un tal at" (sono avo e bisavolo - dunque antichissimo - ma non ho mai visto nulla di simile).
La donna allora gli diede un po' di pasta e lo liberò dalla piccola prigione, invitandolo a tornare tra la sua gente ("Va, va - disè la femmina - e torna cu la to int").

A questo racconto si affianca anche un’altra versione della leggenda, non derivante dalla stessa fonte.

In questo caso si narra che, durante una delle intrusioni in un’abitazione di Paularo, un Guriuts fosse stato sorpreso dalla padrona di casa mentre cercava di rubare del cibo. Catturata ed imprigionata la creatura, questa pur di avere salva la vita, avrebbe rivelato alla donna la ricetta dei cjarsons. 

Un'ultima versione racconta invece di un Guriuts che, dopo aver fatto amicizia con una ragazza del paese, le avrebbe donato la ricetta dei cjarsons come pegno di benevolenza.  A differenza della maggior parte degli Sbilfs, alcuni Guriuts tendono ad essere meno schivi e più propensi al contatto con gli umani.

Nelle note a piè di pagina riportate su Pagine Friulane leggiamo che queste creature, all'epoca definite nani, dimoravano nelle grotte in località Turia; altri luoghi in cui è più facile incontrarle sono i boschi e gli anfratti naturali di Montenars, Tamôsjas, Malinfièr, il Pic di Pala, La Busja di Cacèl, Cjarandauàrc, tra le forre delle Cjaràndas, delle Ruvisjàtas, di Strangois, negli anfratti inaccessibili del Monte Serenâ (Monte Sernio) e del Monte Salincjee (Pieroemozioni.wordpress.com).

Li troviamo anche a Dierico, altra frazione di Paularo, dove si dice che molti anni fa sorgesse un antico castello del quale oggi non restano che i sotterranei, ricchi di tesori custoditi dai Guriuts. Chiunque si trovi a passare da quelle parti e incappi in qualche piccolo incidente di percorso non se ne preoccupi troppo: sono i Guriuts, intenti a difendere il loro territorio.

A questa storia, però, ne è legata una particolarmente triste. Si dice che un esercito venuto da lontano. dopo aver saccheggiato la zona, venne a conoscenza del tesoto nascosto nei sotterranei del castello. Riuscirono a catturare alcuni Guriuts. torturandoli e minacciandoli per avere informazioni sulla precisa collocazione del tesoto. Ma nessuno di loro parlò, pagando il silenzio con la vita. I pochi che riuscirono a scampare al massacro dapprima fuggirono nei boschi, poi lasciarono definitivamente la Carnia. 

I Guriuts vengono descritti come esseri alti poco più di mezzo metro, con barba e capelli ispidi; robusti, ma dai movimenti impacciati. Indossano abiti di cuoio e si adornano di monili preziosi, frutto delle loro ruberie o presi “in prestito” dai tesori nascosti nel ventre della Madre Terra. Ma guai ai bambini che si prendono gioco di loro: chi osa deriderli rischia di vedersi comparire in sogno presenze oscure ed inquietanti.

Curiosi, abbiamo detto, ma anche con un carattere ambiguo: i Guriuts sono facili all'entusiasmo ma proprio per questo a volte rischiano di generare scompiglio, spesso intralciando il lavoro altrui. Si dice che pratichino l'alchimia e siano devoti a Beleno, antica divinità il cui culto era diffuso in Carnia.

Le loro intenzioni, nella maggior parte dei casi, sono benevole. Conoscono ogni proprietà delle piante e custodiscono il territorio difendendolo da ogni tipo di minaccia, carestie comprese: usano infatti raccogliere i semi delle diverse specie vegetali e li conservano in depositi nascosti nelle caverne.

Tra le minacce cui devono far fronte vi è un'altra figura del folklore locale, il Maltòn, un gigante irascibile che scava incessantemente i fianchi del Rio Orteglàs rendendone le acque impetuose. I Guriuts intervengono allora per riparare e rendere nuovamente praticabili i versanti del fiume.

I Guriuts non si nutrono di carne: la loro dieta è composta da  bacche, noci, radici ed erbe selvatiche. In compenso sono ghiotti di grappa, che secondo alcuni sarebbe addirittura una loro invenzione; per questo non è raro incontrarne qualcuno durante le feste di paese. Si lasciano trascinare dalla musica e amano partecipare alle danze: vanno matti per la Stajare - un ballo di origine austriaca - e si divertono a far inciampare i presenti, i quali tendono ad attribuire a loro la colpa delle cadute, piuttosto che al tasso alcolemico.

Ancora oggi, nella Val d’Incarojo, la loro memoria sopravvive anche attraverso rappresentazioni artistiche disseminate tra cortili e abitazioni. Particolarmente significativa è l’attività del gruppo Ravinis, nella frazione omonima di Paularo, che rielabora il mito dei Guriuts in chiave carnevalesca, dando vita a maschere e costumi di grande suggestione.

© M. Taddia 
Grazie a Eleonora per la consulenza carnica!
Immagine: la statua di un Guriuts, da web (se conosci l'autore contattami!)