Lo raccontavano le nonne del Nord-Est: molti anni fa, per apparire più belle, alcune donne ricorrevano all’aiuto dell’indoraculi e dell’argentaculi.
A Reana (UD) questo individuo passava per i borghi gridando: “Indoraculi, indoraculi! Chi li vuole d’oro, chi li vuole d’argento…”. Le donne interessate lo facevano entrare in casa e iniziava l’operazione: l’uomo chiedeva un paio di uova, che venivano sbattute e spalmate sulle natiche delle signore. A mo’ di abbellimento, le clienti potevano decidere se aggiungere anche una polverina dorata o argentata, da cui deriva il nome della professione. Secondo altre fonti, il tuorlo rappresentava la doratura e l’albume l’argentatura.
Per completare l’opera occorreva esporre al sole la parte trattata: così, quando i mariti tornavano a casa, trovavano le mogli sul davanzale della camera da letto con le grazie all’aria e i lavori domestici lasciati incompleti. Irritati e forse anche un po’ gelosi, gli uomini di Reana si misero d’accordo e lo cacciarono dal paese.
Di questa figura professionale ambigua troviamo traccia anche in alcuni racconti del Polesine.
È possibile che la storia sia stata inventata come scusa da una moglie creativa e poco avvezza ai lavori domestici, o addirittura da qualche signora fedifraga per giustificare l’imbarazzante posizione.

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