Villa Torrigiani, in passato conosciuta come Villa Buonvisi, si trova a Camigliano, nel comune di Capannori (LU). Lussuosa e circondata da un magnifico parco — nel quale, secondo una voce popolare, sarebbe nascosto un tesoro — viene menzionata per la prima volta alla fine del ‘500 come proprietà dell’antica famiglia Buonvisi, una delle più potenti della Repubblica di Lucca.
Proprio da Luisa Buonvisi e Vincenzo Malpigli, nel 1572, nacque in questo luogo sfarzoso Lucrezia, destinata a diventare donna di cultura. Per questo motivo trascorse l’infanzia a Ferrara, accanto a personaggi d’alto prestigio culturale e artistico.
Tornata a Lucca, la famiglia decise di darla in sposa a uno dei sette figli di Paolo Buonvisi, secondo accordi precedentemente presi. Tuttavia, dopo aver fissato la data del matrimonio, il promesso sposo morì misteriosamente. Lo stesso destino toccò a un altro dei figli di Paolo. Finalmente, a 19 anni, Lucrezia sposò Lelio nell’agosto del 1591. Anche lui però non fu esente dalla "maledizione": la sera del primo giugno del 1593, mentre passeggiava con la moglie, venne assalito da ignoti e ucciso.
Subito si sospettò di Massimiliano Arnolfini, amante ferrarese di Lucrezia, con cui aveva avuto una relazione durante il soggiorno a Ferrara. Nonostante il matrimonio e la lontananza, i due continuarono a scriversi e vedersi di nascosto. Dopo aver catturato e torturato alcuni sospetti, Vincenzo da Coreglia confessò di essere stato contattato da Massimiliano per uccidere Lelio. Arnolfini fu condannato a decapitazione e confisca dei beni; anche Lucrezia sarebbe dovuta essere catturata, ma entrambi fuggirono: lui si diede alla macchia con i suoi bravi, lei si rifugiò nel convento di Santa Chiara, prendendo i voti come Suor Umilia Malpigli.
La presenza di Suor Umilia fu però deleteria per il monastero: la sua cattiva condotta coinvolse altre consorelle in scandali, mentre lei continuò a mantenere relazioni con diversi uomini, tra cui Tommaso Saminati e un certo "Pietro pittore". Tommaso le fornì il veleno con cui Lucrezia uccise Suor Calidonia Burlamacchi, temendo che la consorella potesse denunciare le sue malefatte.
Massimiliano, venuto a conoscenza dell’infedeltà della sua amata, impazzì. Venne ritrovato "fuor di cervello" davanti ai cancelli di Villa Buonvisi, catturato e rinchiuso in una torre non più esistente a Viareggio. Lì visse per anni, ma nel luglio del 1629 scomparvero le notizie su di lui; si pensa potesse essere stato ucciso o fuggito.
Papa Paolo V punì invece Suor Umilia, imprigionandola per sette anni e privandola di scapolare e velo. Nulla si sa della sua morte: i registri mortuari del convento andarono perduti. Da allora, a nessuna donna del lucchese venne più imposto il nome Umilia, allora molto diffuso, per non ricordare le dissolutezze della donna.
Secondo la leggenda, la storia di Lucrezia e Massimiliano continua: i due amanti si incontrerebbero ogni 1° giugno, al calar delle tenebre, davanti ai cancelli chiusi di Villa Torrigiani. Alcuni affermano di averli visti o uditi.
In Guida ai fantasmi d’Italia di Dario Spada si racconta che all’interno della villa risieda tuttora il fantasma di Lelio Buonvisi. Anche nelle cronache della Duchessa Vittoria Colonna di Sermoneta viene testimoniata la sua presenza. Solitamente veniva avvistato nella loggia detta "loggia degli spiriti", ma appariva anche in altre stanze, spostando mobili e provocando rumori sinistri. La villa è stata esorcizzata: i fenomeni si sono attenuati, ma qualcuno afferma di vedere ancora ombre aggirarsi nella villa e nel parco.
Proprio da Luisa Buonvisi e Vincenzo Malpigli, nel 1572, nacque in questo luogo sfarzoso Lucrezia, destinata a diventare donna di cultura. Per questo motivo trascorse l’infanzia a Ferrara, accanto a personaggi d’alto prestigio culturale e artistico.
Tornata a Lucca, la famiglia decise di darla in sposa a uno dei sette figli di Paolo Buonvisi, secondo accordi precedentemente presi. Tuttavia, dopo aver fissato la data del matrimonio, il promesso sposo morì misteriosamente. Lo stesso destino toccò a un altro dei figli di Paolo. Finalmente, a 19 anni, Lucrezia sposò Lelio nell’agosto del 1591. Anche lui però non fu esente dalla "maledizione": la sera del primo giugno del 1593, mentre passeggiava con la moglie, venne assalito da ignoti e ucciso.
Subito si sospettò di Massimiliano Arnolfini, amante ferrarese di Lucrezia, con cui aveva avuto una relazione durante il soggiorno a Ferrara. Nonostante il matrimonio e la lontananza, i due continuarono a scriversi e vedersi di nascosto. Dopo aver catturato e torturato alcuni sospetti, Vincenzo da Coreglia confessò di essere stato contattato da Massimiliano per uccidere Lelio. Arnolfini fu condannato a decapitazione e confisca dei beni; anche Lucrezia sarebbe dovuta essere catturata, ma entrambi fuggirono: lui si diede alla macchia con i suoi bravi, lei si rifugiò nel convento di Santa Chiara, prendendo i voti come Suor Umilia Malpigli.
La presenza di Suor Umilia fu però deleteria per il monastero: la sua cattiva condotta coinvolse altre consorelle in scandali, mentre lei continuò a mantenere relazioni con diversi uomini, tra cui Tommaso Saminati e un certo "Pietro pittore". Tommaso le fornì il veleno con cui Lucrezia uccise Suor Calidonia Burlamacchi, temendo che la consorella potesse denunciare le sue malefatte.
Massimiliano, venuto a conoscenza dell’infedeltà della sua amata, impazzì. Venne ritrovato "fuor di cervello" davanti ai cancelli di Villa Buonvisi, catturato e rinchiuso in una torre non più esistente a Viareggio. Lì visse per anni, ma nel luglio del 1629 scomparvero le notizie su di lui; si pensa potesse essere stato ucciso o fuggito.
Papa Paolo V punì invece Suor Umilia, imprigionandola per sette anni e privandola di scapolare e velo. Nulla si sa della sua morte: i registri mortuari del convento andarono perduti. Da allora, a nessuna donna del lucchese venne più imposto il nome Umilia, allora molto diffuso, per non ricordare le dissolutezze della donna.
Secondo la leggenda, la storia di Lucrezia e Massimiliano continua: i due amanti si incontrerebbero ogni 1° giugno, al calar delle tenebre, davanti ai cancelli chiusi di Villa Torrigiani. Alcuni affermano di averli visti o uditi.
In Guida ai fantasmi d’Italia di Dario Spada si racconta che all’interno della villa risieda tuttora il fantasma di Lelio Buonvisi. Anche nelle cronache della Duchessa Vittoria Colonna di Sermoneta viene testimoniata la sua presenza. Solitamente veniva avvistato nella loggia detta "loggia degli spiriti", ma appariva anche in altre stanze, spostando mobili e provocando rumori sinistri. La villa è stata esorcizzata: i fenomeni si sono attenuati, ma qualcuno afferma di vedere ancora ombre aggirarsi nella villa e nel parco.
© M.Taddia
Immagine: Lucrezia Buonvisi - opera di A. Manfredi

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