Così inizia la lirica Castel Rubello di Nicola Marchese, poeta tranese vissuto nella seconda metà dell’Ottocento.
Il castello, a poca distanza dal centro di Porano, fu costruito attorno all’anno Mille dai Mondaleschi Della Vipera a scopo militare: circondato da un fossato con ponte levatoio (sostituito, in tempi più recenti, da un ponte in pietra) e munito di quattro torri, sorvegliava il borgo dagli attacchi nemici.
Nel Cinquecento il castello perse la sua funzione militare e divenne residenza di prestigiose famiglie, come gli Avveduti e i Valenti. Proprio grazie a Giacomo Valenti furono realizzati numerosi interventi di ristrutturazione e ampliamento.
Il castello è legato anche alla storia di San Bernardino da Siena: qui nacque infatti sua madre, Nera di Bindo di Ranieri degli Avveduti.
Nell’Ottocento fu confinato in esilio a Castel Rubello Giuseppe Marini, figlio di Marino Marini, discendente di una nobile famiglia del Ravennate. Trasferitosi con la famiglia a Roma per motivi lavorativi e politici, fu costretto a mandare il figlio al castello di Porano per proteggerlo dagli scandali legati alla sua fama di donnaiolo. Fu proprio con l’arrivo di Giuseppe che iniziarono a essere segnalate strane presenze all’interno del castello. Ogni notte, infatti, pare ricevesse la visita di una donna vestita di bianco, che non era certo una delle sue conquiste. La dama bianca era tutt’altro che umana: ancora oggi, a Porano, viene avvistata nelle notti di luna piena mentre si affaccia o passa davanti alle finestre del castello.
Attenzione: in alcuni siti viene erroneamente riportata la presenza di un “Castello di Porrano” in Trentino-Alto Adige. In realtà non esiste alcun castello con questo nome in provincia di Trento. L’errore deriva probabilmente dalla confusione tra le sigle TR (Terni) e TN (Trento).

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